L’azienda lombarda è in ritardo: Bosch se la compra

Acquistare un’azienda per di ottomila auto in ritardo. La sintesi è brutale, ma la decisione di Bosch di rilevare l’italiana Albertini Cesare Spa è legata alla mancata fabbricazione di 8.000 auto BMW.  

Nei giorni scorsi, la casa bavarese aveva dovuto rallentare la produzione in diversi siti, tra Germania (Monaco e Lipsia), Cina e Sud Africa, dei modelli Serie 1, 2, 3 e 4 a causa della insufficiente disponibilità di un componente, in particolare il sistema di sterzo ad assistenza elettronica. BMW aveva messo al lavoro una task force per risolvere in tempi rapidi il problema e aveva auspicato che Bosch, in qualità di fornitore a capo della filiera, si assumesse le proprie responsabilità nella vicenda.  

La voce che il pezzo mancante dovesse arrivare dall’Italia erano circolate fin dall’inizio, ma il nome della società interessata è stato fatto da Bosch solo con la regolare ripresa delle fornitura. Con una nota, la società ha ufficializzato l’intenzione di procedere all’acquisizione della Albertini Cesare Spa, specializzata nella produzione e lavorazione di alluminio pressofuso che attualmente conta oltre 400 addetti e due siti produttivi in Lombardia. In gennaio si parlava di un 2017 “critico” e di un 2018 anche peggiore con 180 posti di lavoro a rischio.  

L’infastidito comunicato riferisce che Bosch ha “supportato la società a lungo, ma adesso deve ricorrere a questa misura”. Almeno per ora, non sono stati ufficializzati né i dettagli economico finanziari dell’operazione (che il black-out dei giorni dovrebbe rendere più “leggera”) né il futuro occupazionale degli addetti. La Albertini Cesare Spa verrebbe inglobata nella divisione Automotive Steering, nell’ambito della quale Bosch occupa 15.000 persone di 12 nazioni.  

“Bosch ha optato per l’acquisizione perché vogliamo assicurare una fornitura affidabile di componenti pressofusi per i sistemi elettronici di sterzo”, ha spiegato il colosso tedesco. Bosch ha inoltrato già mercoledì la richiesta di approvazione alle autorità tedesche sulla concorrenza. La società italiana, il cui quartier generale si trova a Villasanta, nell’hinterland milanese, non ha voluto commentare la notizia. 

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